Coronavirus, la lettera dei wedding planner al Governo: “Noi pilastro dell’economia, ma i decreti ci ignorano”

Coronavirus, la lettera dei wedding planner al Governo: “Noi pilastro dell’economia, ma i decreti ci ignorano”

Gli operatori di settore: “Rischiamo di fallire per sempre, impossibile attuare distanziamento sociale”.

Ecco la missiva inviata da un’azienda di Agrigento.

Coronavirus, la lettera dei wedding planner al Governo: “Noi pilastro dell’economia, ma i decreti ci ignorano”

Italia verso la “Fase 2”, ma esistono settori per cui adattarsi alle nuove misure di distanziamento sociale è più complicato. Stiamo parlando, tra gli altri, di wedding planner ed organizzatori di eventi, che denunciano un danno economico importante dovuto allo stop delle attività imposto ad inizio marzo. Per questo un’azienda di Agrigento ha deciso di scrivere ha scritto una lunga lettera indirizzata ai vertici del Governo nazionale, oltre che al presidente della Regione, Nello Musumeci. Di seguito il testo integrale della missiva.

La lettera dei wedding planner al Governo

“Chi le scrive è un gruppo di imprenditori del comparto grandi eventi e matrimoni che da lavoro a centinaia e centinaia di dipendenti, promuove il territorio dove opera e produce benessere diffuso. Ci rivolgiamo a lei perché, mai come adesso, il futuro del nostro comparto dipende dalle misure che verranno messe in campo e che, in questo momento, sembrano non prendere in dovuta considerazione le nostre speranze finalizzate alla riapertura delle strutture tra le più importanti in Italia.

Operiamo nel settore da svariati decenni e nelle nostre sale matrimoni, ogni anno vengono ospitati banchetti e cerimonie di nozze con la presenza di centinaia di invitati. Siamo preoccupati per le disposizioni in arrivo che di fatto impedirebbero il prosieguo delle nostre attività. A differenza dei normali locali, ristoranti e trattorie con un numero ben individuato di coperti, le sale banchetti da sempre sono frequentate quasi giornalmente da centinaia e centinaia di persone al seguito dei festeggiati. E il distanziamento sociale, così come molte altre norme di contenimento dell’epidemia ipotizzate, diventano pressoché impossibili da attuare.

Noi siamo coloro che trasformano i sogni in realtà. Siamo coloro che accolgono, servono, cucinano e sovrintendono ai momenti di gioia di tantissime giovani coppie che convolano a nozze e che festeggiano con i loro numerosi invitati. E il rito della festa di matrimonio è un evento unico e antico al quale nessuno vuole mancare. Noi siamo in sostanza i professionisti del wedding. Rappresentiamo quel settore merceologico attorno a cui ruota un fatturato notevole. E di cui ancora nessuno parla. Di cui non c’è traccia nei decreti, nelle bozze delle fasi di ripresa. Siamo, a tutti gli effetti, un pilastro dell’economia locale, un volano per la promozione siciliana che affonda le proprie radici nelle tradizioni e nella cultura; e che negli eventi ha il suo cuore pulsante.

Abbiamo smesso di lavorare come ci è stato chiesto. Lo abbiamo fatto con diligenza e rispetto, tenendo a cuore le sorti del nostro Paese e della sua gente. Lo abbiamo fatto in questi mesi che per noi sono quelli più importanti dell’anno, quelli in cui generiamo gran parte del nostro fatturato: le chiusure di marzo ed aprile hanno azzerato il nostro fatturato e purtroppo siamo stati costretti ad annullare cerimonie fino a tutto il mese di luglio e gran parte di agosto. Il nostro è un lavoro di programmazione, dove tutto si organizza con largo anticipo.

Questi mesi che lavorativa mente non stiamo vivendo, ci vedono costretti ad uno slittamento di molti dei nostri eventi al 2021. Se si allontanano gli eventi, si allontanano anche i nostri incassi. Non possiamo permetterci di affrontare un anno ‘sabbatico’ visti tutti gli investimenti fatti e gli impegni economici che abbiamo già preso con i nostri fornitori, gli impiegati a cui dobbiamo garantire uno stipendio dignitoso senza contare i tributi e le imposte da saldare. Abbiamo bisogno del suo aiuto. Ci aiuti a capire come potremmo ricominciare a lavorare. E se non potremo tornare a festeggiare, perché gli assembramenti dovranno essere evitati, allora chiediamo di trovare delle soluzioni che ci consentano di continuare ad ospitare centinaia di persone nel rispetto delle regole senza dover gioco forza chiudere le nostre attività.

 

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